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L’ approfondimento sulla sicurezza: la formazione specifica dei lavoratori

Sono ormai numerose le sentenze della Corte di Cassazione che imputano varie responsabilità penali a Datori di lavoro, Dirigenti, RSPP e  Preposti per aver contribuito a causare lesioni personali  ai lavoratori vittime d’infortuni avvenuti  durante lo svolgimento delle mansioni assegnate.

Le linee difensive avanzate dai legali dei soggetti responsabili  risultano sempre vane quando in corso di dibattimento processuale si accerta la “non idonea formazione e addestramento inerente ai rischi specifici derivanti dallo svolgimento delle mansioni lavorative assegnate”

Anche il tentativo di addurre la causa dell’evento infortunistico  lesivo alla comportamento abnorme e non corretto dell’infortunato risulta vano nel caso in cui non si dimostri di aver svolto, a vantaggio dei lavoratori, una formazione ed un addestramento in linea con i seguenti obblighi legislativi:

  • l’addestramento viene effettuato da persona esperta e sul luogo di lavoro;
  • la formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti deve essere periodicamente ripetuta in relazione all’evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi;
  • I dirigenti e i preposti ricevono a cura del datore di lavoro, un’adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico in relazione ai propri compiti in materia di salute e sicurezza del lavoro. I contenuti della formazione di cui al presente comma comprendono:
  1. a) principali soggetti coinvolti e i relativi obblighi;
  2. b) definizione e individuazione dei fattori di rischio;
  3. c) valutazione dei rischi;
  4. d) individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione.

 

Il D.Lgs 81/2008 pone in effetti al centro della strategia prevenzionistica l’obbligo formativo, informativo e di addestramento in conformità dei pertinenti aspetti del documento di valutazione dei rischi .

Richiamando la propria giurisprudenza, la Suprema Corte ha affermato che “in tema di prevenzione di infortuni, il datore di lavoro deve controllare che siano osservate le disposizioni di legge e quelle, eventualmente in aggiunta, ( ossia le misure di prevenzione e di protezione indicate nel Documento di Valutazione dei Rischi) impartite al lavoratore; ne consegue che, nell’esercizio dell’attività lavorativa, in caso di infortunio del dipendente, la condotta del datore di lavoro che sia venuto meno ai doveri di formazione e informazione del lavoratore e che abbia omesso ogni forma di sorveglianza circa la pericolosa prassi operativa instauratasi, integra il reato di lesione colposa aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche”.

È infatti il datore di lavoro che, quale responsabile della sicurezza del lavoro, deve operare un controllo continuo e pressante per imporre che i lavoratori rispettino la normativa e sfuggano alla tentazione, sempre presente, di sottrarvisi anche instaurando prassi di lavoro non corrette“.

Sempre secondo la Cassazione, il datore di lavoro non ha solo obbligo di allestire le misure di sicurezza, ma anche una serie di controlli diretti o per interposta persona, atti a garantirne l’applicazione, ma soprattutto dalla norma generale di cui all’art. 2087 Codice Civile, la quale dispone che”l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro,  l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. Si tratta dell’obbligo della massima sicurezza tecnica, organizzativa e procedurale concretamente attuabile.

Continuare ad investire risorse economiche, impegno e dedizione  sulla formazione e addestramento dei lavoratori, implementando ove occorra l’approfondimento sulle procedure di lavoro finalizzate all’ eliminazione e/o riduzione delle probabilità d’infortunio nella propria azienda è un compito obbligatorio per tutti i datori di lavoro per i dirigenti e peri gli R.S.P.P.

Questo impegno risulta necessario e  premiante al diminuire dell’indice infortunistico annuo aziendale  e, nel malaugurato caso di un infortunio,  se si riesce a dimostrare che quanto accaduto  ricada nell’imprevedibilità dei casi fortuiti e non nella non organizzazione del lavoro aziendale.