Fondo Nuove Competenze: un nuovo modo di finanziare la formazione in azienda?

Il Fondo Nuove Competenze è stato introdotto dall’attuale Governo con il Decreto Rilancio.

Per consentire la graduale ripresa dell’attività dopo l’emergenza Covid, i contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale possono prevedere specifiche intese di rimodulazione dell’orario di lavoro per mutate esigenze organizzative e produttive dell’impresa, con le quali parte dell’orario di lavoro viene finalizzato a percorsi formativi. Gli oneri relativi alle ore di formazione sono a carico del “Fondo Nuove Competenze”, costituito presso l’Anpal, con una dotazione di 230 milioni di euro. Con il decreto di agosto la dote del Fondo Nuove Competenze è stato portato a 750 milioni di euro.

Il Fondo Nuove Competenze di cui si attendono i decreti attuativi, potrebbe  diventare un importante attore nel rapporto sindacato-impresa-territorio dato che si punta all’incentivazione dell’autonomia aziendale.

I mesi a venire saranno molto complicati dal punto di vista dell’occupazione e la riduzione dell’orario dedicato al lavoro con la contestuale riduzione dei costi aziendali potrebbero essere importanti per la sopravvivenza di molte aziende e molto utile sarebbe la possibilità di impiegare questo tempo liberato in tempo di studio e preparazione.

Chiara è la volontà del Ministero sia  di cercare di contenere possibili contrazioni lavorative e salariali con la possibilità di sostenere direttamente attività di accompagnamento per le nuove competenze richieste dal mercato del lavoro, mettendo nuovamente al centro il concetto di formazione continua. Speriamo!

Cos’è il Fondo Nuove Competenze
Ma che cos’è questo strumento? Il «Fondo Nuove Competenze» è stato istituito nel decreto Rilancio. Consente alle parti sociali di stipulare contratti collettivi aziendali o territoriali per convertire temporaneamente una parte dell’orario di lavoro in formazione professionale finanziata dallo Stato. Nello specifico, per i datori di lavoro, ha spiegato il ministro Catalfo, «questa misura non solo è a costo zero ma costituisce un utile strumento per rispettare gli obblighi derivanti dai protocolli di sicurezza, facendo fronte alla necessità di prevenire i contagi nei luoghi di lavoro. Inoltre, rispetto alla tradizionale cassa integrazione, questo strumento ha il grande pregio di mantenere i lavoratori qualificati e formati assicurando all’impresa non solo di non perdere ma addirittura di rafforzare il know-how aziendale».

Il provvedimento, consente perciò una “rimodulazione” dell’orario: ciò significa che l’accordo non può incidere sulla quantità di ore ma solo sulla variazione di destinazione delle ore già concordate, tenendo conto delle mutate esigenze organizzative e produttive dell’impresa e stabilendo quindi che una parte dell’orario vada finalizzato a percorsi formativi

 

 

 

 

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